Residenzialità attiva: cinque borghi, cinque strade per tornare a vivere

Come si convincono le persone a scegliere un borgo come luogo dove vivere, non solo dove trascorrere le vacanze? È questa la domanda al centro del terzo incontro tematico organizzato da Invitalia per i Comuni della linea A e B (investimento 2.1) del PNRR Cultura, dedicato alle politiche per la residenzialità attiva e le comunità accoglienti.

Cinque realtà molto diverse tra loro — Otricoli, Recoaro Terme, il borgo di Cesi nel Comune di Terni, Selva di Cadore e Courmayeur — hanno raccontato le proprie strategie, i risultati ottenuti e le difficoltà ancora aperte. Ne è emerso un mosaico ricco e concreto, che restituisce tutta la complessità di un fenomeno — lo spopolamento — che non ha una soluzione unica, ma tante risposte possibili, ciascuna radicata nella storia e nelle specificità del proprio territorio.

Otricoli (TR): la scuola bilingue come attrattore di famiglie

Il Comune di Otricoli, 1.800 abitanti in provincia di Terni, ha scelto di non puntare sugli incentivi economici diretti ma di investire sulla qualità dei servizi educativi. A partire dall’anno scolastico 2025-2026 è attiva la prima classe di scuola primaria bilingue italiano-inglese, nata nel corso del percorso PNRR come iniziativa non prevista inizialmente ma emersa dalla riflessione strategica dell’amministrazione.

Il progetto, costruito attraverso il coordinamento tra Comune, Direzione Didattica e Ufficio Scolastico Regionale, è cofinanziato al 75% per tre anni dalla Fondazione Carit. I risultati del primo anno sono incoraggianti: 18 iscritti alla prima classe, contro i 12 usciti dalla materna locale, con bambini provenienti anche da comuni a 20 km di distanza. L’obiettivo è duplice: evitare le pluriclassi che metterebbero a rischio la sopravvivenza della scuola, e attrarre famiglie — comprese quelle straniere — che cercano un’istruzione bilingue gratuita, disponibile nelle grandi città solo a costo superiore ai 1.000 euro al mese.

L’iniziativa ha già raccolto l’attenzione del Ministero dell’Istruzione e del Merito, che ha richiesto una relazione formale sull’esperienza.

Recoaro Terme (VI): cultura, case a 1 euro e polo scolastico integrato

Recoaro Terme porta la storia di un Comune che ha perso il suo motore economico — le terme, abbandonate dalla proprietà regionale negli ultimi trent’anni — e che sta cercando di reinventarsi attraverso un approccio integrato su più fronti.

Sul fronte della residenzialità, il bando diretto con contributo per l’acquisto della prima casa non ha prodotto i risultati sperati. Più efficace si è rivelato il progetto case a 1 euro, realizzato nell’ambito dell’Unione Montana Pasubio Piccoli Dolomiti: su 22 abitazioni messe a disposizione nel Comune, 11 sono già state ufficialmente assegnate a famiglie. Il bando privilegia le nuove residenze rispetto alle seconde case e prevede che i lavori di ristrutturazione siano affidati ad aziende locali, generando ricchezza nel territorio.

Sul versante culturale, la scoperta che Giuseppe Verdi soggiornò a Recoaro Terme 180 anni fa ha ispirato il Semestre Verdiano, un ciclo di eventi che ha portato musica, turisti e visibilità al borgo, in attesa dell’inaugurazione del teatro che sarà intitolato al grande compositore. L’art hotel ospita già artisti residenti da tutta Italia.

Il Comune ha inoltre creato un polo scolastico omnicomprensivo — uno dei soli due esistenti in Veneto insieme a Cortina d’Ampezzo — che unisce asilo, primaria, secondaria e istituto alberghiero sotto un unico dirigente, garantendo i numeri necessari per mantenere i servizi educativi.

Cesi — Comune di Terni: co-progettazione, hub territoriali e 100 nuovi abitanti

Il borgo di CESI, frazione del Comune di Terni, è partito da meno di 200 abitanti e ha beneficiato di un finanziamento da 20 milioni di euro nella linea A del Bando Corghi. Il progetto “CESI, porta dell’Umbria delle meraviglie” si distingue per la sua filosofia di fondo: il successo del PNRR non si misura nel numero di edifici recuperati, ma nelle attività che quei contenitori rendono possibili.

Il progetto è stato costruito attraverso la co-progettazione con 23 soggetti del territorio, formalizzata in un patto di collaborazione complesso e coordinata da un laboratorio urbano permanente. Su 45 interventi complessivi, 23 sono immateriali. Gli strumenti per la residenzialità attivati sono stati molteplici: 19 prime case finanziate, recupero di 10 abitazioni private, affitti calmierati fino a 400 euro al mese per giovani coppie, bandi per startup e imprenditoria giovanile e femminile, ospitalità diffusa gestita in rete tramite una società in House del Comune.

Il contenitore più emblematico è un ex convento recuperato, che ospita oggi spazi di co-housing e co-working, una residenza per anziani a matrice culturale (“la casa dei nonni, la casa delle storie”), un centro per il reinserimento di donne vittime di violenza, residenze artistiche, scuole di design, un’enoteca regionale e un arboreto sperimentale. I risultati sono concreti: oltre 100 nuovi abitanti e almeno 25 nuove attività economiche, con una domanda proveniente anche da lavoratori in smart working di grandi città come Roma.

Selva di Cadore (BL): patrimonio pubblico, migrazioni verticali e ricerca universitaria

Selva di Cadore è un comune di 500 residenti che in alta stagione diventano 5.000, con prezzi immobiliari tra i 3.000 e i 5.000 euro al metro quadro e un mercato delle locazioni residenziali praticamente inesistente, schiacciato dalla rendita degli affitti brevi turistici.

La strategia principale si fonda sulla creazione e gestione di patrimonio abitativo pubblico a canone agevolato (330-480 euro al mese): con il PNRR è stata recuperata l’ex casa canonica, portando il numero di appartamenti comunali da 9 a 12, presto 13 grazie a un accordo di perequazione urbanistica. Parallelamente, il contributo prima casa è stato portato da 20.000 a 40.000 euro, con vincolo di residenza decennale e clausole anti-speculative.

Il comune ha investito anche in ricerca e conoscenza: due anni di seminari con l’Università IUAV di Venezia hanno prodotto una pubblicazione “Spopolare, ripopolare la montagna: il caso di Cadore”, incentrata sulle cosiddette migrazioni verticali — il crescente movimento di persone dalla pianura verso la montagna.

Courmayeur (AO): trattenere i giovani, circuiti di prime case e identità montana

A Courmayeur, 2.500 residenti e mercato immobiliare tra i più esclusivi d’Italia, il problema non è solo attrarre nuovi residenti ma trattenere quelli che già ci sono: i giovani che vanno a studiare in città tendono a non tornare, e i lavoratori stagionali non trovano più appartamenti accessibili a causa dell’esplosione degli affitti brevi.

Il progetto PNRR — il Courmayeur Club Climate Hub — ha recuperato un salone storico trasformandolo in un centro di attività sul clima e sulle nuove professioni della montagna, rivolto ai ragazzi delle scuole medie e del liceo linguistico, per mostrare loro che restare ha senso.

Per le prime case, il Comune sta sviluppando con il Politecnico di Milano un modello innovativo di finanza pubblico-privata: nuove abitazioni costruite con un socio privato, vendute a prezzo di costo, con prelazione permanente del comune in caso di futura rivendita. Un meccanismo che crea un circuito permanente di prime case, impedendo che il beneficio pubblico si trasformi nel tempo in speculazione privata. I capannoni industriali dismessi vengono convertiti in abitazioni riservate ai lavoratori dipendenti, assegnate attraverso il datore di lavoro per evitare aggiramento della norma.

Sul fronte dei servizi, il Comune sta completando un polo educativo 0-19 anni con il nuovo liceo linguistico, sta aprendo uno spazio di co-working per i lavoratori da remoto, e organizza ogni due mesi incontri di accoglienza per i nuovi residenti, coinvolgendo tutte le associazioni locali.

Il sindaco Rota ha concluso il suo intervento con una riflessione che va al cuore della questione: il rischio di perdere l’identità montana nell’inseguire la residenzialità. Chi viene a vivere in montagna deve imparare i ritmi della montagna — non il contrario. L’integrazione autentica è bidirezionale, e custodire la cultura del luogo è parte integrante di qualunque politica di accoglienza.

Cosa ci dicono questi cinque casi

Al di là delle differenze — geografiche, demografiche, economiche — i cinque interventi convergono su alcuni principi comuni.

Nessuno strumento da solo è sufficiente. Il contributo economico non basta senza servizi di qualità. I servizi non bastano senza lavoro. Il lavoro non basta senza casa accessibile. La casa non basta senza una comunità in grado di accogliere. La residenzialità attiva è un sistema, non una misura.

I servizi sono la precondizione. Scuole, asili, assistenza medica, trasporti: senza questi, nessun incentivo funziona. Più di un sindaco lo ha detto esplicitamente: prima i servizi, poi il resto.

La sostenibilità oltre il PNRR è la sfida aperta più urgente. Come mantenere in vita ciò che è stato costruito quando i finanziamenti straordinari si esauriranno? Le risposte vanno dai partenariati con fondazioni bancarie ai modelli di finanza pubblico-privata, fino ai circuiti virtuosi che si autoalimentano. Nessuna risposta è ancora definitiva.

La dimensione culturale è inseparabile da quella materiale. Restaurare immobili senza creare ragioni per abitarli è un esercizio vano. E accogliere nuovi residenti senza integrarli nella cultura del luogo rischia di snaturare ciò che rende quei luoghi degni di essere scelti.

Prossimi appuntamenti

Il ciclo di incontri tematici prosegue: Martedì 23 giugno 2026, alle ore 15:30, è in programma l’incontro dedicato al tema La cultura come leva economica: come la valorizzazione del patrimonio culturale può diventare strumento per creare occupazione stabile e attivare nuove filiere produttive.

Vuoi raccontare la tua esperienza? Compila il form disponibile sulla piattaforma Cultura Borghi e segnala il tuo interesse a partecipare come relatore ai prossimi incontri. La condivisione delle buone pratiche è l’obiettivo di questo percorso: ogni esperienza raccontata è una risorsa per tutti i Comuni della rete.

La registrazione integrale dell’incontro e il resoconto completo saranno disponibili nei prossimi giorni.