L’artista multidisciplinare Francesca Grilli, che vive e lavora tra Bologna e Bruxelles, è la nuova ospite in residenza a Campolo, borgo emiliano frazione di Grizzana Morandi che sta sperimentando un percorso di rigenerazione culturale e sociale nell’ambito del progetto “Da Campolo l’arte fa Scola”, finanziato dalla Misura PNRR “Attrattività dei borghi – Linea A”.
L’artista arriva a Campolo dopo aver esposto in importanti istituzioni internazionali come il MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo (Roma), il Kaaitheater e BOZAR (Bruxelles), The National Museum (Oslo), il Palais de Tokyo (Parigi), lo STUK (Leuven), il Van Abbemuseum (Eindhoven) e la Kaunas Biennial (Lituania) e il Padiglione Italia alla 55ª Biennale di Venezia.
Incuriosita dalle energie e dal contesto dell’Appennino, Francesca Grilli ha scelto Campolo come luogo di ricerca per il suo nuovo progetto La Piena / The Flood, che svilupperà durante i prossimi mesi di residenza. Il progetto indaga il legame tra corpo umano e acqua come elemento vitale e trasformativo, a partire dall’idea che l’acqua che ci compone è la stessa che attraversa la Terra da miliardi di anni, e con essa la pietra. Attraverso un percorso di esplorazione, ascolto e incontro con la comunità di Campolo e dei dintorni, l’artista intende riflettere sulla relazione interdipendente tra esseri umani e ambiente, proponendo una visione di coabitazione e trasformazione ecologica.
“La piena” diventa così metafora di uno stato emotivo e collettivo, un’onda che unisce corpi, fiumi e paesaggi in un flusso continuo di memoria e rinnovamento.
Durante la permanenza a Campolo, l’artista coinvolgerà le diverse comunità locali attraverso alcune interviste e la collaborazione con figure significative del territorio, come un geologo, uno storico della montagna, un coro, alcune voci che abitano il fiume e una comunità di pescatori. La residenza prevede anche lo sviluppo di un laboratorio di idromanzia, realizzato in collaborazione con il Museo Internazionale dei Tarocchi e la poetessa Azzurra D’Agostino, concepito come uno spazio simbolico di dialogo e visione. Questo laboratorio permetterà all’artista di elaborare e completare l’idea della performance finale, pensata come un incontro tra corpi d’acqua e l’acqua del fiume, un dialogo sul futuro, fluido e collettivo.
